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Sono il Doge. Ho costruito questa app da solo, nel tempo libero, pagando di tasca mia i server e i costi di gestione. Non sono un'azienda, non ho investitori, non ho un team di growth hacker. Sono un genovese che si è stancato di guardare le piazze digitali trasformarsi in mercati dove il prodotto siamo noi.
Questa piazza si chiama Deffe — come quella vera, nel cuore di Genova — e l'ho costruita per chi abita questa città.
Le piazze vere sono quasi sparite. Ci sono i bar, i gruppi WhatsApp di condominio, i thread su Reddit che durano tre giorni. Ma uno spazio dove i genovesi si possano ritrovare, litigare bonariamente, fare conoscenze, commentare quello che succede in città, chiedere un consiglio — quello non c'è più.
La Deffe è un tentativo di ricostruirlo, in digitale, senza le storture che hanno reso i social un posto spesso brutto dove stare.
Non ti chiedo la email. Non ti chiedo una password. Non ti chiedo una foto. Per entrare ti basta un nickname e una passkey — il minimo indispensabile per funzionare, niente di più.
Si entra solo su invito di qualcuno che conosci. Non è snobismo — è responsabilità condivisa. Chi ti invita risponde, almeno in parte, di come ti comporti. Questo non elimina i comportamenti scorretti, ma li scoraggia. Tiene fuori i bot, i profili fake, chi non ha niente da perdere.
Se ti comporti male, vieni segnalato. Se le segnalazioni si accumulano, esci. Non c'è un tribunale, non c'è un processo lungo — c'è moderazione umana fatta con buon senso.
Esiste, ed è fatta da persone reali. Non da un algoritmo che non capisce il sarcasmo genovese.
Puoi segnalare contenuti che ti sembrano inappropriati, discriminatori, tossici. Le segnalazioni vengono lette. Non prometto perfezione — prometto attenzione e buona fede.
Lo spazio di confronto funziona solo se è sicuro per tutti. Questo include chi appartiene a minoranze, chi ha opinioni impopolari, chi è più fragile. Il disaccordo è benvenuto, il rancore sistematico no.
Uno degli obiettivi espliciti di questa app — difficile da raggiungere, forse ingenuo da dichiarare, ma onesto — è provare a offrire uno spazio dove uomini e donne e tutte le sfumature in mezzo possano parlarsi senza le trincee che i social hanno contribuito a scavare.
Non ho una formula magica. Ho un sistema di segnalazione, regole chiare contro le molestie, e la convinzione che uno spazio piccolo e curato produca dinamiche migliori di uno grande e abbandonato a se stesso.
Ho fatto del mio meglio per rispettare le linee guida di accessibilità. Non sono un esperto, e probabilmente ho mancato qualcosa. Se trovi barriere — di lettura, di navigazione, di comprensione — segnalami. Lo prendo sul serio.
Se cerchi qualcuno con cui fare qualcosa — un'amicizia, un partner, compagnia per un hobby, qualcuno che condivida la tua passione per i caruggi o per il pesto fatto come si deve — c'è il cercapersone. Cerca per interessi, per quello che hai scritto, per affinità reale. Non per foto, non per età, non per distanza al metro.
Lo dico chiaramente, perché è la cosa più genovese che posso fare: questa app esiste finché posso permettermi di mantenerla. Se un giorno i costi di hosting dovessero diventare insostenibili, chiuderò la Deffe.
Non la venderò. Non cederò i dati degli utenti a nessuno. Non la trasformerò in qualcosa che non è per recuperare soldi. Chiuderò, avviserò con congruo anticipo, e basta.
È una promessa che posso mantenere proprio perché non ho investitori a cui rispondere.
Non fare lo stereotipo del genovese scontroso con il prossimo. La piazza è tua quanto di tutti quelli che ci sono dentro. Trattala di conseguenza.